7 Ottobre 2020 – la commedia sentimentale di Umberto Carteni vede Giampaolo Morelli, Andrea Delogu al suo esordio sul grande schermo e Gian Marco Tognazzi.

Una commedia da vedere al cinema. Sembrerà strano, dato che ultimamente le storie d’amore più popolari hanno una vita più lunga sulle piattaforme streaming che in sala, eppure Divorzio a Las Vegas, film di Rai Cinema diretto da Umberto Carteni, che oltre a Morelli e Delogu conta anche Ricky Memphis, Grazia Schiavo e Gianmarco Tognazzi, è proprio pensato, scritto e messo in scena per il grande schermo. La storia è quella di due quarantenni che da ragazzi, tra peyote, alcol e voglia di avventura, si erano sposati a Las Vegas dopo essersi appena conosciuti, senza mai più rivedersi dopo quella notte.
Lorenzo, spin doctor ingenuo e indolente, ed Elena, donna in carriera e prossima al matrimonio con un uomo ricchissimo dalle velleità nobiliari (Tognazzi), saranno costretti a ritrovarsi dopo vent’anni per tornare nella Città del Peccato e annullare un vincolo dimenticato da entrambi.

Astenersi nostalgici della commedia all’italiana. Siamo di fronte a un film che guarda al futuro, che piaccia o meno, se per futuro si intende la tendenza del mercato internazionale a uniformare i lungometraggi di mezzo mondo agli standard hollywoodiani, soprattutto nella prospettiva di una seconda vita su Netflix, Amazon Prime Video e via dicendo.


Divorzio a Las Vegas, con una storia tutt’altro che graffiante ma che, anzi, si presenta fin dall’inizio come conciliante (soprattutto tra le differenze di classe) si candida a diventare un instant classic che tra qualche anno vedremo e rivedremo in prima serata sulla tv generalista.
Efficace nel susseguirsi di gag azzeccate che fanno ridere più di quanto ci si aspetti, derivativa e cinefila quanto basta (Lorenzo sembra risolvere ogni situazione citando una battuta a effetto dei film americani con cui è cresciuto – e noi insieme a lui), piena zeppa di brand e di “scene cartolina” di Las Vegas e Roma e infine consolatoria, sia in termini sentimentali che per quanto riguarda uno dei grandi topoi americani come la “seconda occasione”.
Una di quelle commedie alla Nancy Meyers (What Women Want, È complicato) costruite con grande mestiere in cui il fascino degli attori coinvolti, l’originalità dell’intreccio e i momenti comici, se ben amalgamati, riescono a dare la giusta dignità a film spensierati e leggeri.

 

fonte: Everyeye Cinema